27 marzo - 8 aprile 1998

Da una parte e dall'altra del golfo della Grande Sirte separate da un immenso deserto, due gruppi di città del mondo greco-romano si offrono, al visitatore moderno, straordinariamente conservate e indimenticabili. Ad occidente la Tripolitania con Leptis Magna, Oea (l'odierna Tripoli) e Sabratha; ad oriente la Cirenaica con Cirene con il suo porto Apollonia, Tolemaide, Tocra, Bengasi (Berenice - Euesperides).
Le prime ricerche archeologiche in Libia furono intraprese nel 1910 da Federico Halbherr che era il responsabile della missione italiana a Creta. Egli voleva fare una ricerca sulle città della "pentapoli" cirenaica e istituire una missione archeologica a Bengasi; negli anni seguenti Salvatore Aurigemma torna in Tripolitania; a lui succederà nel 1919 Pietro Romanelli, poi Renato Bartoccini e Giacomo Guidi. Alla morte di questi, nel 1936 tutto il territorio della Tripolitania e della Cirenaica fu riunito sotto una sola Soprintendenza con la responsabilità di Giacomo Caputo. Dopo gli eventi bellici nel 1952 il controllo delle antichità nel territorio fu occupato da E. Vergara Caffarelli fino al 1962 e dopo da A. Di Vita.
Dal 27 marzo all'8 aprile 1998, un gruppo di 22 Amici guidati dal prof. Antonino Di Vita hanno visitato tutte le città antiche di Tripolitania e di Cirenaica e anche monumenti di regola chiusi ai turisti.
Siamo partiti il 27 marzo da Fiumicino alle ore 11,30 circa per Djerba; volo ottimo con tempo splendido. Con un pullman libico si parte per il confine Tunisia-Libia in un paesaggio piatto e pieno di lagune: il sole è particolarmente accecante, attraversiamo palmeti, uliveti e piccole cittadine tipicamente arabe. In una di queste troviamo la strada bloccata dai festeggiamenti indetti per salutare un compaesano in partenza per la Mecca: è la partecipazione corale di tutto il paese e quando tornerà i festeggiamenti saranno ancora più grandi. Si arriva al confine con continui posti di blocco di cui non si capisce l'utilità, i controlli sono scoordinati e poco efficaci, ognuno controlla quello che vuole e come vuole, sicchè si perdono 5-6 ore.
Arriviamo a Sabratha ormai a notte fonda; la cena con tanti benvenuti, danze e musiche popolari (un po' assordati a dire il vero!!) è veramente ottima, poi andiamo a dormire in un eroico "Ostello della gioventù".
28 marzo - Al mattino andiamo a visitare le rovine di Sabratha, la città è
veramente affascinante e si offre come un meraviglioso
esempio di
ricca metropoli dell'età romana. In questo paese, un semi
deserto con rade palme, qualche olivo e fico, dove capre e pecore
cercano nella polvere qualche filo d'erba, paese soffocato dai
rifiuti (carcasse di auto, lattine, plastica, copertoni), la città
materializza un passato tanto diverso. Templi sontuosi, monumenti
eleganti, vie spaziose e ordinate. Il teatro romano è
meraviglioso ed il mausoleo punico-ellenistico cosiddetto a
spillo -scoperto e ricostruito dal prof. Di Vita- è una sorta di
"unicum" veramente eccezionale. Visitiamo tutto palmo a
palmo e rimaniamo estasiati e ammirati di fronte a tante bellezze.
Fiore all'occhiello l'area sacro-funeraria di Sidret el Balik con
splendide pitture parietali. A sera partiamo per Tripoli dove ci
attende un enorme albergo di 10 piani, abbastanza moderno ma
carente di manutenzione.
29 marzo - Iniziamo la visita della città dal Museo della
Jamahiria situato nel Castello di Tripoli.
Si tratta di un edificio molto funzionale
non tanto come museo archeologico, quanto come
esposizione autoreferenziale all'attuale regime. Infatti tramite
i reperti preistorici ed archeologici si fa la storia della terra
di Libia, dai Fenici, ai Greci, ai Romani, agli Arabi fino
all'attualità che è il tema da sottolineare. A parte questo
tipo di impostazione, i reperti greci, punici e romani sono
veramente splendidi ed unici con particolare riferimento ai
mosaici ellenistici e alla statuaria imperiale romana. Nel
pomeriggio facciamo un giro accompagnati nella Medina, grande
mercato di Tripoli e della stessa Libia, tripudio di stoffe,
paillettes e gioielli in filigrana. Poi andiamo a vedere l'arco
quadrifronte di Marco Aurelio, magnifico ma soffocato dalla città.
Visitiamo infine alla periferia di Tripoli il grande complesso
tombale di Aelia Arisuth riscoperta da Pietro Romanelli nel 1919,
veramente inusuale e con interessantissimi affreschi. A sera si
parte per Misurata.
30 marzo - Giornata indimenticabile a Leptis Magna.
Sotto la guida del Prof. Di Vita iniziamo dalla visita della diga
poco fuori Leptis
Magna
e di due grandi reservoirs di acqua presa dal Wadi Lebda. Poi si
va alla villa romana di Silim, luogo di "otia" con
mosaici meravigliosi e thermae proprie in ottimo stato. Di qui si
torna a Leptis Magna, vera meraviglia archeologica di Settimio
Severo. Colonne, archi, mura, monumenti danno l'impressione che
tutto continui all'infinito, anche sotto la sabbia che circonda
tutto con un abbraccio soffocante! Anche il porto è totalmente
insabbiato; la natura indifferente ma trionfante ha cancellato
quasi tutto: le sontuose terme rivestite di marmi e mosaici, i
templi imponenti, gli archi fastosi glorificanti importanti
personaggi, gli eleganti e raffinati ninfei, l'immenso teatro di
favolosa bellezza. Giriamo sino a quasi notte visitando solo una
piccola parte della superficie scavata: l'arco quadrilatero di
Settimio Severo, il mercato con le due
tholoi, il foro: tutto è veramente sbalorditivo. Si ritorna a
Misurata.
31 marzo - Riprendiamo la visita a Leptis Magna percorrendo la
bellissima via colonnata e vedendo il porto interrato.
Stupefacenti sono le
terme di Adriano e la stupenda basilica Severiana con l'incredibile foro.
Si tratta di monumenti di straordinaria ricchezza impensabili in
una città di provincia che era però all'apogeo della sua
potenza commerciale; dopo aver visto gli archi dedicati ai vari
imperatori, si termina la visita al museo degli scavi. Andiamo a Sliten
a visitare una stupenda villa romana sul mare,
splendidamente conservata con pareti affrescate elegantemente.
All'esterno della villa, in un cunicolo ingombro di sabbia, è
ancora conservata in situ la "pignatta" cioè un
calderone nel quale bolliva l'acqua per il calidario. Riprendiamo
la strada per Sirte attraversando zone perfettamente desertiche
con numerosi posti di blocco. Pernottiamo al Funduq al-Mutmarat,
immenso albergo vicino al complesso del Congresso del Popolo.
1 aprile - Marcia di trasferimento verso Bengasi. Facciamo una sosta a Sultan, vicino al mare in una piana desolata, per visitare le rovine di una città islamica con la sua moschea; alcune rovine affiorano faticosamente, sono la testimonianza dell'insediamento, tutt'altro che incruento, degli arabi i quali eliminarono gli ebrei che vi si erano stanziati. Vicino all'edificio del museo vi sono due enormi statue di bronzo dei fratelli Fileni,uniche parti sopravvissute di un arco italiano degli anni '30 che venne demolito nel 1973. Altra sosta ad Ajdabiya a vedere quanto resta di una basilica bizantina. Bengasi ci appare come una città moderna e grande, al centro di un territorio pieno di raffinerie e allo sbocco di uno dei terminali di "acqua geologica" che sono la grande sfida della Libia. Si tratta di un gigantesco progetto che preleva l'acqua molto a sud del paese e a profondità elevatissime e la porta dopo centinaia di chilometri al consumo delle città sulla costa. Un litro di acqua minerale costa quanto dieci litri di benzina!
2 aprile - A Bengasi visitiamo le rovine di Berenice, una
collinetta piena di sterpaglie e immondizie, il museo costruito
dagli italiani non è
stato mai
sistemato dai libici, quindi non c'è. Ad Euesperides gli inglesi
stanno scavando coadiuvati dai libici e diretti dal prof. Lloyd.
Si parte per la Cirenaica. Ci fermiamo a Tocra dove gli scavi
sono interessanti ma, iniziati dagli italiani molti anni fa, non
sono stati più continuati e la grande distesa di massi si trova
in stato di completo abbandono. Più oltre facciamo una breve
sosta a Tolemaide
perchè il sole sta tramontando (ci torneremo al ritorno): la
città è splendida e si ha l'impressione di una immensa
spazialità; un enorme piazzale antistante il grandissimo tempio,
tutto pavimentato a mosaico, nasconde nei suoi sotterranei una
delle meraviglie idrauliche di quei tempi: una cisterna grande
quasi quanto la Yerebatan di Istambul che raccoglieva l'acqua per
la città. A notte inoltrata arriviamo a El-Beyda per dormire; fa
molto freddo e l'albergo costruito dagli italiani è alquanto
bello ma, come sempre in Libia, lascia molto a desiderare la
manutenzione.
3 aprile- Ci rechiamo a visitare Cirene che
ricorda la sacralità di Delfi, ricca di acqua e di magnifici
monumenti. La città è in alto su di un
monte
contornato da gole profonde che la difendevano dai nemici e
rendevano difficile il suo raggiungimento; fu fondata dai greci
di Thera capeggiati da Butto, inviati a fondare una nuova città
perchè la popolazione era troppo aumentata. La città si sviluppò
su due piani, sul pianoro inferiore proteso verso il mare furono
innalzati monumenti importanti (il donario degli strateghi, i
templi, il santuario di Apollo, il
teatro poi trasformato in anfiteatro al tempo dei romani) ed
erano comprese le fonti sacre. Un vero regalo ci viene fatto da
un allievo del prof. Di Vita, ora archeologo libico: siamo
condotti a visitare un magazzino che contiene statue veramente
meravigliose -greche e romane- nonché epigrafi e mosaici.
Ritorneremo a Cirene il giorno dopo; invece ci rechiamo ad Apollonia
accompagnati da un vento sferzante e fastidioso che fu costruita
per dare un porto a Cirene. Da vedere il grande palazzo
bizantino, quattro splendide basiliche
sempre bizantine e in un angolo molto suggestivo all'esterno
delle mura ma sul mare il teatro scavato nella parete rocciosa
adiacente ai bastioni della città. Ritornando verso El-Beyda
passiamo accanto ad una cascata cosa veramente inimmaginabile in
nord Africa.
4 aprile- Ritorniamo a Cirene per completare la visita della
città nella sua parte superiore: tutto è grandioso, il foro, la
via delle cariatidi,
con una serie
di dimore eleganti e raffinate con pavimenti in mosaico e statue.
L'agorà è grandiosa, si nota la tomba del fondatore Butto
visibilmente rimaneggiata: aneddoti e ricordi personali del prof.
Di Vita danno colore e spessore alla illustrazione più
propriamente tecnica. Si riprende la strada per Bengasi; ci
fermiamo a Gasr Libia, luogo in cui sono conservati degli
splendidi mosaici: sono 42 su pannelli quadrati provenienti dal
pavimento di una basilica con un'ampia e interessante varietà di
soggetti, tutti in ottime condizioni; in uno si può ammirare
l'unica rappresentazione finora conosciuta del Faro di
Alessandria, una delle sette meraviglie del mondo antico. Come
previsto ritorniamo a Tolemaide per completare la visita. A sera
inoltrata arriviamo a Bengasi.
5 aprile - Ci prepariamo ad iniziare il viaggio di ritorno; ci
aspettano 900 km fino a Tripoli, al bordo del golfo della Sirte,
attraversando
zone completamente
desertiche, dove ci fermiamo per mangiare un panino.
A Leptis Magna non possiamo non fermarci di nuovo; visitiamo il
grande anfiteatro scavato dal prof. Di Vita in perfette
condizioni, si direbbe quasi funzionante, ma attenzione alle
fotografie assolutamente proibite!!! Scendiamo al mare dove giace
semisepolto dalla sabbia un grandioso circo (m.450x70).
Ritorniamo ad ammirare il porto interrato che sembra fatto ieri,
e veniamo sorpresi dal buio; per ritrovare la strada del ritorno
in mezzo a sabbie mobili ci viene in soccorso la luna...Arriviamo
a Tripoli molto tardi, in albergo non vi è nulla per cenare,
girovaghiamo un po' nei dintorni ed un attimo prima che chiuda,
entriamo in un ristorante (tenuto da marocchini) dove mangiamo un
cuscus veramente ben fatto.
6 aprile - Dopo un giro di shopping nella Medina di Tripoli,
partiamo verso Sabratha per completare la visita; si può dire
che se Leptis
Magna è insuperabile,
Sabratha è bellissima. All'ostello ci attende uno spettacolo musicale locale assordante ed
ossessivo con danze e canti; la cena è servita su tavoli
bassissimi con i commensali accoccolati su enormi cuscini. Per
saluto ci vengono offerti una maglietta di cotone bianca (Sabratha
Tours) e il "Libro Verde" di Muammar Al Qaddafi.
7 aprile - Si parte per la frontiera libico-tunisina che
riusciamo a superare in circa due ore. Arrivati all'isola di
Djerba collegata con un
ponte
alla costa, i negozi però sono tutti chiusi per una festa simile
alla nostra Pasqua. Facciamo un giro nella zona turistica con
enormi fabbricati moderni bianchi già formicolanti di turisti.
Alloggiamo in un albergo al centro di
Houmt Souk la città principale dell'isola, ex foundouk con
camere bomboniere piastrellate di maioliche e disposte attorno ad
un grazioso cortile ombroso infiorato da due magnifiche
buganvillee. Il pulman non può arrivare davanti all'ingresso
per cui dobbiamo portare a mano i nostri bagagli.
8 aprile - Nella prima mattinata facciamo un giro nel souk di Houmt, poi verso l'aeroporto con partenza per l'Italia alle ore 13 circa.
E' doveroso sottolineare l'importanza di questo viaggio: esso ha permesso ad alcuni di visitare per la prima volta monumenti visti solo sui libri e ad altri di rivedere e riesaminare siti archeologici già conosciuti. Il prof. Di Vita ha illustrato gli scavi con dovizia di particolari e, grazie alla sua conoscenza dei luoghi e alla sua disponibilità, ha permesso un notevole approfondimento delle rovine e delle tematiche connesse alla loro interpretazione.
Deve essere fatto un particolare riferimento alla dimensione umana di questo viaggio; anche i piccoli "disagi" più o meno previsti hanno contribuito a far nascere solidarietà e amicizia che piace ricordare.
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