12-26 marzo 2001

Siamo pronti per il nostro secondo viaggio in Libia; dopo aver percorso nel 1998 con molta pignoleria tutta la Libia mediterranea dalla Tripolitania alla Cirenaica, questa volta ci apprestiamo a visitare la parte sud occidentale del paese spingendoci fino a Ghat verso il confine algerino per scoprire i graffiti e le pitture rupestri del Tadrart Acacus, guidati con grande maestria e comprensione dal Prof. Di Vita archeologo di grande fama che ancora lavora in Libia.
Il gruppo è formato da 29 persone e fissiamo l'appuntamento per il 12 marzo al bancone della Tunis Air per partire alla volta di Djerba alle 11,40; il tempo non è troppo bello, ma confidiamo nel sole dell'Africa.
A Djerba ci aspetta un pullman libico e un fuori strada che ci accompagnerà lungo tutto il viaggio e ci farà da staffetta. L'attraversamento del confine libico ci fa perdere quattro ore e mezza (più un'ora di cambio di orario) e come la volta precedente assolutamente incomprensibile per tutti noi. Ceniamo e pernottiamo a Sabratha, famosa per le sue rovine.
13 marzo - Al mattino presto breve
visita al solo teatro di Sabratha, il monumento più imponente
completamente ricostruito e restaurato da
archeologi
italiani; la scena ha un triplice ordine di colonne di marmo e granito,
quelle di travertino sono moderne, molto bella la decorazione a
rilievo del pulpito con scene di sacrificio e mitologiche. La
vedremo meglio al nostro ritorno; poi si prende la strada per il
sud attraversando la pianura (Jefara) e costeggiando le alture
del Jebel Nafusa; il paesaggio diventa brullo e piatto con qualche
sporadico cespuglio che è avidamente divorato dai cammelli e
dalle greggi di capre e pecore. Si sale sul Jebel, regno delle
popolazioni berbere e si arriva a Nalut che dal
basso appare come costruito sul tetto del mondo dominante tutta
la valle verso il mare. La parte più interessante si trova prima
di arrivare all'abitato moderno ed è formato da abitazioni
addossate le une alle altre attorno ad una costruzione che sembra
un castello: in realtà è un granaio fortificato che
racchiude una infinità di celle più o meno grandi dove ogni
famiglia metteva al sicuro masserizie, principalmente olio, orzo
e grano che coltivava nella pianura sottostante; si possono
riconoscere un frantoio e una moschea con decorazioni a forma di
mani. Dopo un pranzo al sacco, all'ombra sottile di un muro poichè
fa molto caldo, riprendiamo la strada scendendo nel pre-deserto
dell'Hammada el Hamra; qui il paesaggio muta di nuovo ed alla
steppa si sostituiscono le dune di sabbia. Al crocevia di Dirj,
visitiamo l'oasi con il villaggio fortificato molto suggestivo
anche se ora è disabitato; verso sera i Tuareg ci accolgono con
tamburelli, canti ritmati e grandi sorrisi; il ritmo è
trascinante e mentre si balla viene stesa una grande stuoia sulla
sabbia e preparato il pane e il the. E' un momento magico con il sole
che sprofonda nel grande orizzonte del deserto. A Ghadames
arriviamo a tarda sera e pernottiamo per forza (è molto tardi)
all'Ostello della Gioventù veramente orribile e brutta copia
dell'ostello di Sabratha di tre anni prima; protestiamo molto per
cambiare albergo il giorno dopo .
14 marzo - Al mattina per prima
cosa andiamo a visitare il Museo ex forte turco con la storia
dell'oasi e con gli oggetti della vita di tutti i
giorni della popolazione berbera (costumi tradizionali,
medicina popolare); nelle ali esterne vi sono reperti
archeologici della zona e bellissimi disegni con piante e sezioni
di alcune parti della città vecchia. Attraversiamo un immenso
cimitero di fronte al Museo ed entriamo finalmente nella città antica che è ormai disabitata: è deserta e silenziosa, la
luce è scarsa e a tratti pozzi di luce interrompono la penombra,
la temperatura è fresca e costante tutto l'anno anche quando
fuori arriva a 67°C. E' una sensazione meravigliosa e piacevole.
La città è su tre piani con all'interno degli splendidi orti.
La città era suddivisa in zone abitate da varie etnie che
convivevano tranquillamente per il bisogno reciproco di difesa;
lungo le strade polverose sono disposti sedili e si notano alcune
porte decorate con fiocchetti di cuoio colorati segno che il
proprietario ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca; pranziamo
in una bellissima casa, seduti a terra, con un pasto tipicamente
arabo a base di cuscus con montone, veramente eccezionale. Nel
pomeriggio visitiamo il villaggio di Tanin nell'omonima oasi
abbandonato da poco e molto simile a Ghadames, tranne che nella
estensione essendo molto più piccolo. Pernottiamo dopo aver
cambiato, in un buon albergo (Hotel El Hawa).
15 marzo - Partiamo da Ghadames
per un lungo tragitto di trasferimento (oltre 1.000 Km.) verso
Sebha capitale del Fezzan attraverso il
deserto, sempre preceduti da un 4WD che ci fa da
staffetta giacchè la strada può essere in alcuni punti invasa
dalla sabbia. Il Prof. Di Vita ci ragguaglia sulla linea di
difesa degli antichi romani che costruirono grandi forti proprio
sulla strada che stiamo percorrendo all'incrocio delle grandi vie
carovaniere provenienti dal sud (Ghadames, Al Gharbyah, Abu Djem).
Il paesaggio è monotono ma splendido nella sua immensità; la
vecchia via carovaniera scorre parallela alla strada, non si
incontra nessuno. A metà giornata ci fermiamo al forte di Al Gharbyah, costruito dagli italiani nel 1920 a dominio di un'oasi
e all'incrocio di una carovaniera diretta a sud, molto mal
ridotto, ma all'interno poderoso e magnifico appare perfettamente
integro il grande muro romano dell'antico forte costruito in
splendidi blocchi di arenaria levigati e perfetti. Riprendiamo il
lungo viaggio verso Sebha; attraversiamo una zona di laghi che si
riempiono di acqua nella stagione delle piogge e poi si asciugano
lasciando scintillanti depositi salini. Purtroppo una strada
scorciatoia è chiusa e siamo costretti a un lungo percorso di
aggiramento dell'oasi di Sebha dove arriviamo a
tarda sera trovando una città piena di vita e moderna e per
fortuna un buon albergo (Hotel Mehari).
16 marzo - Partiamo al mattino
seguendo il corso dello Wadi Adjal (ora Wadi Al Hayah - Fiume
della Vita) pieno di oasi, coltivazioni e
ricco,
relativamente, di acqua, qui c'è la più grande concentrazione
di palme da datteri di tutta la Libia. L'acqua veniva pescata con
un sistema a bilanciere chiamato "khettara". Ci
fermiamo per prendere dei fuori strada, molto scassati in verità
(con sportelli senza maniglie e fili elettrici penzolanti), per
un fantastico giro verso Nord nella Ramla dei Daouada a sud-est del mare di sabbia dell'Erg di Oubari,
guidati da espertissimi e spericolati Tuareg che si impegnano in
arrampicate e discese mozzafiato; le dune, alcune altissime e
ripide, sembrano non avere fine, e viene alla mente un magnifico canto Mauri. Ma improvvisamente ecco apparire come un miraggio un
lago, Mandara con il suo villaggio abbandonato, i giardini e il
palmeto. Poi ancora sabbia finissima come cipria, e un altro lago:
Oum El Ma molto stretto, quasi un corso d'acqua, circondato da
giunchi e vegetazione lussureggiante, poi Mahfou
piccolo quasi circolare con l'acqua di un azzurro mediterraneo ed
infine Gabraoun con l'antico villaggio circondata da una duna alta 130
metri dove ci fermiamo per pranzare e per un eventuale bagno. I
laghi hanno dei colori incredibili, sono molto salati e la
temperatura dell'acqua è molto elevata; il paesaggio è
magnifico, e sembra che le dune sovrastando i laghi debbano
coprirli improvvisamente. C'è anche chi scia sulle dune! Al
ritorno i nostri autisti si sbizzarriscono in saliscendi sulle
dune divertendosi molto. Riprendiamo il pullman verso Al
Awaynat (le sorgenti) dove pernottiamo in un camping (Al Fawa) abbastanza confortevole con simpatici tucul
dal tetto di palma e stuoie sul pavimento per dormire con i
sacchi a pelo. La cena è rallegrata dal cinguettio e dagli
svolazzamenti di un uccellino nero con testa e coda bianche che
mostra grande dimestichezza e curiosità verso il genere umano:
il Ta-Mulét.
17 marzo - Partiamo per Ghat
in attesa dell'apertura dei benzinai (ore 12) costeggiando il
massiccio del Tadrart-Acacus lungo il largo
Wadi
Tanezzouft; in lontananza l'apparizione del monte Idinen
(la montagna del diavolo dei Tuareg), una strana montagna con
enormi monoliti a strapiombo che si stagliano in lontananza come
torrette, sembra una fortezza. Visitiamo la città vecchia di Ghat e
il forte. Magnifico panorama con montagne nere e dune oro sullo
sfondo. Ritorniamo ad Al Awaynat e carichiamo sacchi a pelo e
scorte dei viveri sulle Land Rover partendo per la visita del Tadrart Acacus (zona nord) accompagnati sempre dalle guide Tuareg. Il
viaggio è estremamente interessante sia dal punto di vista
paesaggistico che da quello archeologico; molto caldo di giorno e
freddo la notte, polvere, piste sassose e percorsi sabbiosi. Il
deserto con le sue immense dune di sabbia con sfumature da ocra
al rosa, colma gli spazi tra le grandi montagne nere composte di
calcite ossidata; lo spettacolo è grandioso e ci si sente
piccolissimi; grandiose fenditure nella roccia dovute alle grandi
escursioni termiche hanno lasciato pareti di vaste dimensioni e
lisce che hanno consentito agli uomini di diecimila anni fa di
incidere, dipingere tutto quello che vedevano i loro occhi:
elefanti, giraffe, struzzi, coccodrilli, gazzelle, ippopotami e
uomini. Ben altro doveva essere l'aspetto di questi luoghi!!
Iniziamo il nostro giro dalla zona dello Wadi Adat
che significa "il dito" per la presenza di un immane
monolito che sembra reggersi in bilico; sulle rocce si scorgono
graffiti di elefanti e figure umane; nei pressi in una grotta (Aoun
Tabracat - i tamerici) possiamo ammirare invece delle bellissime pitture colore ocra e bianche con uomini armati di scudi e
lance, bovidi, struzzi, palme, impronte di mani e caratteri in
tifinagh. A sera si forma un villaggio di tende
in un anfiteatro di rocce nere altissime e sabbia dorata-rossastra:
è quasi buio, ci si affretta (non c'è luce) a montare tutte le
tende. Magnifico tetto stellato mai così brillante, sembra di
toccarlo con le mani nel buio e nel silenzio più assoluto. I Tuareg
accendono dei fuochi e accompagnandosi con canti melanconici
allestiscono una cena con pane fatto a mano al momento e cotto
sotto la sabbia (tagherà), carne alla brace e the molto forte.
Si fraternizza e si va avanti sino a notte tarda accompagnati dal
suono dei tamburi. Intorno c'è un'aria magica, di antiche
consuetudini e di riti ancestrali, poi la notte ci avvolge e il
fresco vento del deserto ci sorprende addormentati.
18 marzo - Il territorio è
impervio e non è possibile viaggiare senza essere accompagnati
da guide esperte ed autorizzate. Il sole imperversa e camminare
nella sabbia è molto faticoso, ma andiamo avanti. Proseguendo in
nostro giro entriamo nella zona dello Wadi
Aouis;
è impossibile ricordare tutti i siti visitati anche perché
spesso la denominazione dei luoghi è incomprensibile: Tin Tancat
(!) con graffiti di grandi bovidi, elefantino, e uomini, Tin
Tarik dove vi è un interessante graffito di bovide corretto in
elefante, giraffe, struzzi e uomini dalle teste tonde, Tin Toraha che significa luogo con piante medicinali (ve
ne sono molte) con pitture di animali e uomini con lancia in una
grandissima grotta. Ci inoltriamo dopo nello Wadi Tasbat, il
caldo è molto forte e non c'è molta ombra; nel Tin Tasbat vi
sono bellissimi graffiti con gazzelle, giraffe, una fiera che
addenta un bovide, pitture con cammelli, struzzi, recinti di
animali e uomini con lancia e scudo. Giriamo ancora instancabili
e ammirati e mai sazi; infine nel Tin Saluten ammiriamo graffiti e pitture con rinoceronte, ippopotamo e una bellissima
famiglia di elefanti (due adulti e un piccolino nel mezzo).
Finora sono stati ritrovati circa 12.000 fra graffiti e pitture
ma la zona è immensa e per la maggior parte ancora inesplorata.
Per il gran caldo, le guide Tuareg si rifiutano di accompagnarci
a vedere altri siti sulle montagne dovendo camminare per più di
un'ora, pertanto con nostro sommo dispiacere rientriamo ad Al
Awaynat.
19 marzo - Partenza per Garama vicino all'attuale Germa, mitica capitale dei
Garamanti, predoni temuti che si spostavano su carri e
conoscevano
l'agricoltura. Prima di arrivare alla città ci fermiamo alla
necropoli di Hatia con tumuli in stile egizio, a piramide; il luogo è
molto suggestivo e isolato, ma fa molto caldo. Garama era
costruita su di una collinetta in mezzo alle palme ed era
circondata da un fosso pieno d'acqua; ora però le rovine
sono in uno stato di abbandono e si stanno sgretolando e l'oasi
purtroppo si sta inaridendo a causa del prelievo di acqua a scopo
irriguo; l'impressione è desolante. Ci rechiamo anche alla base
della montagna di Zenchekra, la capitale più antica, con in cima
i resti di una fortezza; nelle vicinanze, a Gasr el Watwat (valle
delle regine) ammiriamo un grande mausoleo romano elegante e
semplice con quattro capitelli agli angoli, sola traccia di forse
altri cinque mausolei dello stesso tipo nella zona. Nel
pomeriggio visita al Museo accompagnati eccezionalmente e in modo
molto meticoloso (il lunedì i Musei sono chiusi) dal suo
direttore; piccolo ma interessante Museo del Fezzan dalla
preistoria ai nostri giorni. Ci dirigiamo a Sebha
dove pernottiamo nello stesso albergo.
20 marzo - Inizia una lunga marcia
di trasferimento (circa 800 Km.) verso Misurata sulla costa
mediterranea; attraversiamo una zona ampia
ed
inospitale, un immenso deserto piatto ci accompagna di nuovo nel
nostro spostamento; però è successo un fatto eccezionalissimo,
è piovuto nel deserto e la sabbia sembra più scura. I tralicci
della corrente elettrica e le strutture del colossale acquedotto
sotterraneo seguono il percorso della strada; c'è l'impegno di
far rifiorire il deserto. Ci rechiamo a piedi (la strada è stata
sommersa dalla sabbia e il pullman non può avvicinarsi) a vedere
il forte romano di Abu
Djem una volta portato alla
luce, ma ora la sabbia lo sta sotterrando di nuovo e rimangono
visibili solo le quattro porte, le mura, la pianta del
pretorio e qualche muretto. Riprendiamo il pullman e per passare
il tempo ci viene propinato un film su Omar El Mukhtar. Giungiamo
in serata a Misurata (Hotel Gozelteek).
21 marzo - Partiamo per Ghirza a sud verso lo Wadi Zamzem con alcuni taxi
scassatissimi (in sei più l'autista) senza maniglie per i vetri
e
senza sospensioni, la strada non buona è piena di
polvere e sassi e il pullman non vuole andarci. Dopo molti
chilometri e dopo aver sbagliato strada, giungiamo all'abitato di
Ghirza. E' stupefacente la visione di questi edifici alcuni dei
quali conservano le imponenti mura perimetrali che si innalzano
per diversi metri di altezza; essi erano delle vere e proprie
fortezze in caso di attacchi esterni. Gli abitanti vivevano
prevalentemente di agricoltura e pastorizia e sono ancora
visibili gli sbarramenti sugli wadi che permettevano
l'irrigazione dei campi. Nei dintorni vi sono due necropoli: la
più accessibile è la necropoli nord con i resti di
tombe a tempietto, è veramente splendida ma in uno stato
deplorevole di abbandono. I rilievi che ornano questi monumenti
raccontano la vita degli abitanti con scene di caccia, di
agricoltura ma anche di combattimenti; al di sopra delle porte
delle celle vi sono delle epigrafi che ricordano i nomi dei
defunti ed in una anche il resoconto delle spese sostenute. Dalla
necropoli sud (difficilmente raggiungibile) proviene invece il
monumento smontato e trasportato nel Museo di Tripoli. Al ritorno
un taxi va in panne e un altro rimane senza benzina, ma infine a
tarda notte si arriva tutti a Misurata.
22 marzo - Al mattino ci rechiamo
a Zliten per visitare gli scarsi resti della villa marittima
romana di Dar-Buc-Amméra; la villa è in una
bellissima posizione sul mare, ma non si riesce a
cogliere l'ampiezza del complesso che comprendeva le terme
private, un settore di servizio e la zona residenziale; verso il
mare si affacciava un belvedere sotto il quale era stato
costruito un lungo criptoportico in parte conservato. Gli
splendidi mosaici dei pavimenti si possono vedere al Museo di
Tripoli. Molto più splendida la villa romana di Silin che lascia tutti a bocca aperta per la magnificenza dei
mosaici e la conservazione delle pareti affrescate; nel locale
biblioteca si possono ancora vedere ai quattro angoli i vani per
gli armadi dove si riponevano i rotoli. Non è permesso
fotografare i mosaici in quanto sono in fase di pubblicazione.
Peccato che la vista sul mare dal peristilio colonnato sia
impedita da un recente orrendo muretto. Nel pomeriggio arriviamo
a Leptis Magna e visitiamo una parte del Museo (chiude
alle ore 17) e della città; la sua grandiosità, la
conservazione dei suoi monumenti, il grande porto insabbiato, il
magnifico arco di Settimio Severo rapiscono tutto il gruppo che rimane
estasiato. Il Prof. Di Vita ci guida e ci illustra la città e
nessuno vorrebbe più allontanarsi; l'Arco dei Severi ci viene
incontro come ingresso monumentale alla città, completamente
ricostruito dagli archeologi italiani e in fase di restauro da
parte del Prof. Di Vita. Si prosegue verso il Calcidico, il
Mercato con le due strutture circolari e i banconi intorno; è in
situ la copia della tavola delle misure (originale al museo). Poi
il teatro, uno dei più antichi del mondo romano; nella parte
superiore della cavea vi sono i resti di un piccolo tempio
dedicato a Cerere, la scena non ricostruita aveva tre ampie
esedre semicircolari con un triplice ordine di colonne. Più
distante verso il mare il Foro Vecchio. Dopo un magnifico
tramonto ritorniamo a Misurata.
23 marzo - Ritorniamo per una
seconda visita di Leptis. Oltre il porto raggiungiamo l'anfiteatro che è incavato nel terreno, molto ben
conservato,
poteva contenere circa 16.000 spettatori; scendiamo nell'arena e
attraverso un monumentale corridoio entriamo nel circo; questo è
posto lungo il mare dal quale è separato da una duna, aveva una
capienza di circa 25.000 spettatori ed è uno dei più grandi che
si conoscano. Lungo la spina dovevano esserci dei giochi d'acqua
come è possibile vedere in un mosaico della villa di Silin.
Rientriamo in Leptis attraverso l'arco di Settimio Severo per
visitare la parte più monumentale delle rovine iniziando dalle
sontuose terme con la palestra, uscendo dalla quale ci si trova
in una piazza con un ninfeo; qui ha inizio la Via Colonnata che
giungeva fino al porto fiancheggiando il Nuovo Foro Severiano e
la Basilica, in fondo doveva esserci il Faro di cui rimane solo
la base. Entrando nel foro Severiano si ha subito una impressione di grandiosità,
la piazza è immensa ed era circondata da portici; su uno dei
lati corti si erge il basamento del tempio dedicato alla Gens
Septimia, su l'altro la Basilica. L'area del foro è ora tutto
ingombro di frammenti architettonici: grandi medaglioni con teste
di Gorgoni o di Nereidi, architravi. Si passa nella Basilica che
è rettangolare con due absidi e tre navate, l'architrave con
l'iscrizione del tempo dei lavori (Settimio Severo - Caracalla)
è a terra; i pilastri a fianco delle absidi sono riccamente
decorati e in un locale a fianco c'è un fonte battesimale a
forma di croce. Per completare la visita ci rechiamo al porto,
sul molo orientale, il meglio conservato, si vede perfettamente
la banchina con una serie di vani, probabilmente magazzini, sono
riconoscibili anche le mensole dove attraccavano le imbarcazioni.
Questo porto si insabbiò rapidamente per cui fu utilizzato per
poco tempo; dalla base della torre di controllo in cima al molo
si ha una bella vista su tutto l'arco del porto e su quello che
resta del faro all'altra estremità. nel primo pomeriggio
terminiamo di visitare il museo. Il caldo è molto forte e pochi
si avventurano a piedi fino alle Terme dei Cacciatori (ne vale la
pena), che conservano le coperture originali a cupola e a volta;
purtroppo è sempre più sommersa dalla sabbia e le pitture sono
un po' sbiadite. Leptis è straordinaria e c'è sempre da
scoprire qualcosa di nuovo, restando sempre più affascinati.
Andiamo verso Tripoli e alloggiamo allo
splendido Hotel Mehari (13 piani)
24 marzo - Al mattino visita
accurata del Museo Nazionale di Tripoli nella fortezza-castello.
Il castello sembra più pulito e vissuto, ed ora
il
mare lo lambisce perché hanno riscavato parte del fossato che lo
circondava; gli edifici nel suo interno appartengono ad epoche
diverse ed è molto complicato orientarsi anche perché sono in
corso nuovi lavori di restauro. Nell'atrio davanti allo splendido
mosaico romano della villa di Zliten è stata posta una Venere
trovata a Leptis, molto bella; dall'altro lato della sala è la
ricostruzione di un monumento funerario della necropoli sud di
Ghirza. Nella sala della preistoria vi sono le riproduzioni a
grandezza naturale delle pitture e dei graffiti rupestri
dell'Acacus e del Fezzan. Vi sono poi alcune sale dedicate ai
ritrovamenti scultorei e musivi di Cirene e Leptis Magna: i fregi
dell'arco di Settimio Severo di Leptis, è sempre molto
interessante dal punto di vista storico. Il museo prosegue fino
alla Libia moderna. Pranziamo nel souk e dopo ci rechiamo nella
vicina località di Janzur dove vi è un piccolo Museo archeologico costruito
sopra una bellissima tomba ipogea scavata nella roccia. La tomba
è perfettamente conservata e possono essere ammirati i
bellissimi affreschi delle pareti con un fregio di animali ed uno
con scene che riguardano il defunto ed Eracle; il soffitto è
decorato con ghirlande di fiori e amorini. Il sole è implacabile!!
La tomba di Aelia Arisuth è in condizioni meno buone, i vetri
del lucernario sono rotti e vi sono infiltrazioni di acqua che
danneggiano le pitture, ma il volto della defunta è sempre pieno
di fascino. Nel pomeriggio giro nella Medina di Tripoli e visita
dell'Arco di Marco Aurelio e di importanti moschee. In pullman
giro della Tripoli italiana. Pernottamento a Tripoli.
25 marzo- Si parte per una visita
accurata di Sabratha; il sole dardeggia e inonda il teatro romano, che
rivediamo con piacere;
camminando fra gli scavi sotto il sole implacabile, si
sente il bisogna di un bagno rinfrescante in un mare limpido
molto invitante (non si può) oppure di un po' di ombra, ma gli
alberi mancano del tutto; dietro il teatro si trovano i resti di
due basiliche cristiane e più lontano, verso il mare le Terme di
Oceano con pavimenti a mosaico il cui rosone centrale è
conservato nel museo romano del posto. Proseguiamo verso il
centro monumentale della città, accediamo alla piazza del Foro
su cui si affacciano la Basilica molto complessa per le numerose
trasformazioni che ha avuto, il Capitolium, la Curia e
il tempio dedicato a Liber Pater; accanto alla Curia, a nord, la
Basilica di Giustiniano i cui splendidi mosaici pavimentali sono
conservati nella sala grande del museo. Fuori delle mura
bizantine rivediamo il mausoleo punico-ellenistico B,
rialzato dal Prof. Di Vita, in arenaria a pianta triangolare alto
circa 24 metri segnacolo di una tomba sotterranea; le metope che
decoravano il mausoleo sono visibili nel vicino museo punico.
Ripartiamo verso la Tunisia; lungo la strada ci fermiamo a
visitare una necropoli con scavi ancora in corso accolti
calorosamente dagli addetti ai lavori. Proseguiamo verso il
confine dove ci "sbrighiamo" in un'ora e mezza.
Pernottiamo a Houmt Souk sull'isola di Djerba
nell'Hotel Erriadh (lo stesso di tre anni prima) tipicamente arabo e
delizioso per le maioliche e il cortile interno molto fresco.
26 marzo - Alzataccia alle quattro e mezza per prendere l'aereo alle sei e venti per Tunisi e poi cambiare per Fiumicino. Molta malinconia nei partecipanti, ma subito c'è animazione nel sentire già di un nuovo progetto!!
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